“Avete presente quando incrociate un bel ragazzo che vi sorride e il cuore vi si scioglie come una noce di burro sul pane tostato caldo? Io mi sento così quando vedo un negozio. Solo che è meglio. Infatti, un uomo non ti amerà e né ti tratterà mai così bene come un negozio. Se un uomo ti sta stretto, non puoi cambiarlo entro sette giorni con uno splendido golf di cachemire. Un negozio ha sempre un buon profumo. Un negozio può risvegliarti la libidine per cose di cui neanche immaginavi di aver bisogno. E quando le tue mani afferrano quelle buste nuove e scintillanti…Oh sì! Oh sì!... Oh no! Ho speso novecento dollari...” (I love shopping)
I love shopping, film divertentissimo, ci ha fatto sognare di poter possedere tutti quei vestiti meravigliosi, quelle scarpe, quelle borse. Alla base di tutto però c’è un grave problema , che nel film viene affrontato ed è quello della SINDROME DA SHOPPING COMPULSIVO.
Non sembra una cosa seria, in realtà è una malattia vera e propria che si può classificare tra le nevrosi ossessive. Queste consistono nella continua lotta di un individuo con idee che lo assediano e che non riesce a scacciare. Insorgenza di pensieri futili, non voluti , che tuttavia si impongono e permangono nonostante gli sforzi dell’individuo per liberarsene. La dipendenza dagli acquisti è caratterizzata dall’impulso irrefrenabile e immediato all’acquisto. Una tensione, una spinta incontrollabile a comprare nonostante la compromissione della sfera finanziaria, relazionale, lavorativa e psicologica.
Questo disagio venne descritto per la prima volta all’inizio del secolo da Kraeplin (psichiatra tedesco, fu lui a dare inizio a una classificazione sistematica delle malattie mentali) come “mania di comprare”.
Il disturbo si differenzia dalle classiche dipendenze nel fatto che il soggetto non assume sostanze esterne che mettono a repentaglio la propria vita. Presenta infatti diversi aspetti che si possono ricondurre a disagi comportamentali già conosciuti:
1) La depressione: shopping usato come strumento per accrescere la propria autostima, sentirsi attraenti; associazione quindi di emozioni piacevoli, senso di potere e per risolvere uno stato d’animo di tristezza, frustrazione o rabbia.
2) Comportamento ossessivo-compulsivo e dipendenza.
Secondo il DR. L.Koram, della Standford University lo shopping si configura come un disturbo del comportamento quando si verificano queste condizioni:
il denaro investito per lo shopping è eccessivo rispetto alle proprie possibilità economiche;
gli acquisti si ripetono più volte in una settimana;
gli acquisti perdono la loro ragione d'essere: non importa che cosa si compri, se abiti , CD, profumi, lampade o prosciutti; ciò che conta è comprare, soddisfare un bisogno inderogabile e imprescindibile che spinge a entrare in un negozio e uscirne carichi di pacchi;
lo shopping risponde a un bisogno che non può essere soddisfatto, per cui il mancato acquisto crea pesanti crisi di ansia e frustrazione.
Sono molto affascinata dai disturbi psichici e proprio qualche giorno fa ho visto un programma che parlava di questo problema: delle ragazze che ne sono state affette raccontavano le loro giornate da shopper. Erano tutte molto giovani e una di loro in particolare aveva diciannove anni, un lavoretto serale, un affitto e delle bollette da pagare; in quattro mesi a furia di comprare nei grandi magazzini aveva accumulato un debito di 8.400 dollari. Davanti all’impossibilità di venirne fuori continuando a comprare tutto quel che vedeva ha deciso di farsi aiutare a pagare le bollette dal fidanzato come regalo di compleanno e iniziare a frequentare i compratori anonimi e uno psicologo per una terapia di recupero.
Riguardo alle strategie di cura ho letto che è necessario sottoporsi a una terapia psicanalitica e se necessario un sostegno farmacologico, quindi assunzione di farmaci ad azione serotoninergica (la serotonina è un neurotrasmettitore che trasporta segnali di inibizione comportamentale) e/o antidepressivi.
Primo passo: esaminare l’aspetto finanziario, evitare di andare in giro per negozi da soli, oppure: pagare in contanti piuttosto che con carta di credito per avere così un’idea più realistica della gestione del denaro; distruggere tutte le carte di credito tranne una per le emergenze; fare una lista per le cose da comprare e comprare solo ciò che è presente nella lista; guardare le vetrine solo dopo che i negozi hanno chiuso; se si va da parenti o amici posticipare le compere perché quando si va fuori città si è più facilmente propensi a spendere; fare una passeggiata o un esercizio quando si sente l’impulso a comprare.
Chiaramente queste strategie sono molto utili, se il paziente riesce a seguirle, per eliminare il sintomo ma è ovvio che con questo tipo di pazienti bisogna fare interventi più profondi che affrontino la causa reale del problema e non il solo aspetto superficiale.




